contenuto nascosto per l'accessibilita'
Ignora comandi barra multifunzione
Torna a contenuto principale
HomeSupportoFAQCertificati Bianchi

È possibile cumulare i certificati bianchi con altri incentivi?

​L’art 10 del D.M. 28 dicembre 2012, che regola il meccanismo dei certificati bianchi,, stabilisce  che “i certificati bianchi emessi per i progetti presentati dopo l’entrata in vigore del … decreto” – 3 gennaio 2013 – “non sono cumulabili con altri incentivi, comunque denominati, a carico delle tariffe dell’energia elettrica e del gas e con altri incentivi statali, fatto salvo, nel rispetto delle rispettive norme operative, l’accesso a

a) fondi di garanzia e fondi di rotazione;
b) contributi in conto interesse;
c) detassazione del reddito d’impresa riguardante l’acquisto di macchinari e attrezzature”.

Dalla formulazione dell’articolo ne deriva:

• la non cumulabilità dei certificati bianchi con:

a) le detrazioni fiscali per progetti presentati successivamente al 03 gennaio 2013;
b) l’ecobonus previsto dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 134 per la sostituzione di veicoli inquinanti con altri nuovi a basse emissioni complessive;
c) finanziamenti statali concessi in conto capitale.

• la cumulabilità dei certificati bianchi con:

a) incentivi riconosciuti a livello regionale, locale e comunitario per interventi di efficientamento energetico. Si precisa, infatti, che  D. lgs. del 3 marzo 2011 n. 28  e il Decreto attuativo del 28 dicembre 2012  prevedono il divieto di cumulo dei certificati bianchi esclusivamente con altri incentivi “statali”, ammettendone, pertanto, la cumulabilità con eventuali incentivi regionali locali o comunitari;
b) agevolazioni fiscali nella forma del credito d’imposta a favore del teleriscaldamento alimentato con biomassa o con energia geotermica, di cui all’art 8 comma 10, lettera f) della legge 23 dicembre 1998, n. 448, all’art. 29 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 ed all’art 2 della legge 22 dicembre 2008. Si tratta infatti di un’agevolazione, nella forma, appunto, del credito d’imposta, che viene trasferita sul prezzo di cessione del calore all’utente finale, che si configura, pertanto, come effettivo beneficiario distinto rispetto alla società che eroga il servizio calore e che percepisce i certificati bianchi. Si specifica che ai sensi della circolare 17/E del 7/3/2008, qualora il gestore della rete di teleriscaldamento alimentata con biomassa o ad energia geotermica sia anche utente finale, il gestore-utente finale può usufruire del cumulo dei certificati bianchi con il credito di imposta in esame.

E’ possibile beneficiare dei certificati bianchi in caso di installazione di impianti fotovoltaici di potenza inferiore a 20 kW ( scheda 7 T)?

E’ possibile beneficiare dei certificati bianchi, nel rispetto delle condizioni e dei requisiti indicati nel D.M. 28 dicembre 2012 e nelle Linee guida, nel solo caso in cui l’energia prodotta dagli impianti non sia incentivata ai sensi di altri meccanismi di incentivazione statali (Conto Energia). E’ invece consentito accedere al meccanismo dei certificati qualora siano state stipulate o si intendano stipulare con il GSE le convenzioni per lo Scambio sul Posto o per il Ritiro Dedicato.

Quale è la decorrenza del termine per l’applicazione del divieto di cumulo degli incentivi?

Il divieto di cumulo degli incentivi previsto dall’art 10 del DM 28 dicembre 2012, nei termini precisati al precedente punto, si applica, senza dubbio, ai “nuovi progetti presentati dopo l’entrata in vigore” del DM 28 dicembre 2012, e quindi a decorrere dal 3 gennaio 2013.

Per quanto attiene, invece, all’applicabilità ai progetti già “avviati” alla suddetta data, occorre valutare la tempistica di richiesta e la data di avvio del progetto in relazione alla tipologia: standard, analitico, a consuntivo.

 
Progetti standard

La cumulabilità con altri incentivi “statali” è consentita soltanto per i progetti antecedenti al 3 gennaio 2013. Pertanto le nuove RVC presentate possono includere interventi che hanno beneficiato di altri incentivi purché la data di avvio sia antecedente al 3 gennaio 2013. 
 
Progetti Analitici

In questo caso i progetti presentano una data dalla quale iniziare a misurare i risparmi (periodo di riferimento). Per salvaguardare gli investimenti effettuati, la cumulabilità può essere consentita solo per quei progetti che hanno la data di inizio del periodo di riferimento della prima richiesta antecedente al 3 gennaio 2013. 
 
Progetti a consuntivo

In questo caso la cumulabilità è consentita solo per PPPM presentate prima del 3 gennaio 2013.
 
Si specifica altresì che, fatti salvi i progetti che contengono i soli interventi afferenti alle nuove schede tecniche, di cui all’art.12, comma 1 del DM 28 dicembre 2012, a decorrere dal 3 luglio 2013, non è più possibile presentare progetti con interventi che hanno beneficiato di altri incentivi statali. Per le suddette nuove schede, efficaci dal 3 gennaio 2013 ma implementate sul portale Efficienza Energetica successivamente a tale data, il GSE, fermo restando quanto sopra riportato in materia di divieto di cumulo, ha previsto specifiche deroghe, comunicate, di volta in volta, tramite news pubblicate sul sito istituzionale, relativamente alle previsioni di cui all’articolo 12, commi 2 e 3 delle Linee Guida EEN 9/11

Qual è il tenore della dichiarazione che deve rendere il soggetto titolare del progetto per evitare di incorrere in violazione dell’art. 10 D.M. 28 dicembre 2012, in merito al divieto di cumulo?

​Nella compilazione della scheda di rendicontazione è necessario che il soggetto titolare del progetto renda una dichiarazione formulata in termini chiari ed inequivocabili sull’inesistenza di ulteriori contributi economici  riferibili al medesimo progetto, anche per richieste presentate antecedentemente dal cliente partecipante o da altri soggetti terzi. Dichiarazioni fornite in termini meramente dubitativi sull’oggetto in questione saranno valutate come motivi ostativi all’accoglimento della richiesta di accesso al meccanismo dei certificati bianchi, per violazione dell’art. 10 D.M. 28 dicembre 2012. Si ricorda che sono applicabili al soggetto titolare del procedimento le misure previste dall’art. 23, comma 3, del d.lgs. n. 28/2011, come richiamato dall’art. 14, comma 3, D.M. 28 dicembre 2012.

Una ESCO non certificata secondo la UNI 11352 o una società che non abbia nominato un Esperto Gestione Energia (EGE) certificato secondo la UNI 11339, successivamente alla data del 18 luglio 2016, può presentare nuovi progetti di efficienza energetica al fine di ottenere i Certificati Bianchi?

​A partire dal 18 luglio 2016 le ESCO non certificate UNI CEI 11352 e le società che non abbiano nominato un Esperto di Gestione Energia (EGE) certificato secondo la UNI 11339 non potranno presentare nuovi progetti standard (RVC-S), analitici (RVC-A) o a consuntivo (PPPM).

L’art. 12, comma 5, del D.Lgs. 102/2014, infatti, stabilisce che dal 18 luglio 2016, i soggetti di cui all’articolo 7, comma 1, lettere c), d) ed e) del decreto ministeriale 28 dicembre 2012 possono partecipare al meccanismo dei certificati bianchi solo se in possesso di certificazione, rispettivamente, secondo le norma UNI CEI 11352 e UNI CEI 11339.

Una ESCO non certificata secondo la UNI 11352 o una società che non abbia nominato un Esperto Gestione Energia (EGE) certificato secondo la UNI 11339, successivamente alla data del 18 luglio 2016, può presentare le richieste di rendicontazione (RVC) per progetti presentati in data antecedente?

​Si, le ESCO non certificate UNI CEI 11352 e le società che non abbiano nominato un Esperto Gestione Energia (EGE) certificato secondo la UNI 11339 possono continuare a presentare le rendicontazioni relative ai progetti presentati prima del 18 luglio 2016.

Gli interventi che, in ottemperanza a specifici obblighi previsti dalla normativa regionale, comportano risparmi non addizionali sono ammissibili al meccanismo dei Certificati Bianchi?

No. Sono riconosciuti nell’ambito del meccanismo dei Certificati Bianchi i soli risparmi netti, ovvero i risparmi lordi depurati dai risparmi energetici non addizionali, intesi come i risparmi che si stima si sarebbero comunque verificati, anche in assenza dell’intervento per effetto dell’evoluzione normativa tecnologica e del mercato.

Con riferimento all’aggiornamento delle schede tecniche, tra l’altro, gli artt. 4 e 5, comma 3 delle Linee Guida dell’Autorità, di cui alla deliberazione EEN 9/11, vigenti nelle parti non incompatibili con il Decreto 28 dicembre 2012, stabiliscono che il mero recepimento di obblighi o di standard tecnici minimi definiti per legge non costituisce aggiornamento di schede tecniche, prevedendone un’immediata attuazione di tali obblighi o standard.

Si rappresenta, altresì, che a seguito della Riforma del Titolo V che ha riconosciuto la potestà legislativa alle Regioni nelle materie di legislazione concorrente, si deve riconoscere alla normativa di carattere regionale pari grado di quella statale, per cui, anche in assenza di specifiche indicazioni da parte del legislatore, come nel dettato di cui all’art. 1 delle Linee Guida, gli interventi devono risultare conformi tanto ai dettati normativi di carattere nazionale che regionale.

Tutto ciò premesso, si evidenzia che interventi di adeguamento ad obblighi e/o standard regionali, che renderebbero nulli i risparmi addizionali come sopra specificato, non possono essere oggetto di riconoscimento dei titoli di efficienza energetica.

Quali soggetti possono predisporre progetti di efficienza energetica, di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto interministeriale 28 dicembre 2012?

Il decreto interministeriale 28 dicembre 2012 prevede che ai fini del rispetto degli obblighi i progetti possono essere eseguiti da:

a) soggetti obbligati o società da essi controllate;

b) imprese di distribuzione dell’energia elettrica e gas naturale non soggette all’obbligo;

c) società terze operanti nel settore dei servizi energetici, comprese le imprese artigiane e le loro forme consortili;

d) soggetti operanti nei settori industriale, civile, terziario e dei trasporti che nell’anno hanno avuto un consumo di energia superiore a 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio per il settore industriale ovvero 1.000 tonnellate equivalenti di petrolio per tutti gli altri settori (art.19, comma 1, legge del 9 gennaio 2011, n.10), che hanno effettivamente provveduto alla nomina del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia;

e) imprese operanti nei settori industriale, civile, terziario, agricolo, trasporti e servizi pubblici, ivi compresi gli Enti Pubblici purchè provvedano alla nomina del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, secondo quanto previsto dall’art.19, comma 1, della legge del 9 gennaio 1991, n.10 o si dotino di un sistema di gestione dell’energia certificato in conformità alla norma ISO 50001. 

Il Decreto introduce alla lettera e) una nuova tipologia di soggetti, rispetto a quanto previsto dai precedenti Decreti 20 luglio 2004 e 21 dicembre 2007. Per tali soggetti a decorrere dal 18 aprile 2013 è attiva la procedura di accreditamento.
In attuazione di quanto previsto all’art.7, comma 1, lettera e) del succitato decreto, in considerazione delle particolarità del caso in oggetto rispetto a quanto previsto dall'art. 19 della legge 10/1991 e dagli atti ad esso collegati, l’accesso al meccanismo limitatamente a tali soggetti è possibile anche qualora la nomina dell’energy manager sia stata inviata alla FIRE successivamente al 30 aprile 2013. Le modalità di nomina sono per il resto le stesse in vigore per le organizzazioni sottoposte all'obbligo di nomina dell'art. 19 della legge 10/1991 e sono riportate sul sito http://em.fire-italia.org. Si ricorda altresì che la nomina deve essere rinnovata anno per anno in accordo con l'art. 19 della legge 10/91.

Si rappresenta che i soggetti di cui al succitato articolo, lettera e) possono presentare progetti relativi ad interventi di efficienza energetica esclusivamente nell’ambito dell’impresa/ente nominante

Quali parti delle Linee Guida, di cui alla deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas del 27 ottobre 2011, n. 9/11, sono incompatibili con il Decreto interministeriale 28 dicembre 2012?

L’articolo 6, comma 2, del decreto interministeriale 28 dicembre 2012 stabilisce che sono applicabili le Linee Guida per la preparazione, esecuzione e valutazione dei progetti e per la definizione dei criteri e delle modalità per il rilascio dei certificati bianchi, di cui alla deliberazione dell’Autorità dell’Energia Elettrica e il Gas del 27 ottobre 2011, n.9/11, nelle parti compatibili con il presente decreto. Le parti incompatibili sono di seguito indicate:


Articolo 6: Metodi di Valutazione a Consuntivo

- per proposte di progetto e programma di misura (PPPM) presentate successivamente all’entrata in vigore del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, il termine ultimo entro il quale il GSE emette il parere per la conclusione del procedimento amministrativo,  pari a sessanta (60) giorni, può essere sospeso a seguito di una richiesta di integrazione e ridefinito pari a quarantacinque (45) giorni, diversamente da quanto previsto dall’articolo 6.4 delle Linee Guida che ridefiniva tale termine pari a novanta (90).  

Articolo 11: Richiesta di verifica preliminare di conformità

- per richieste di verifica preliminare di conformità (RVP) presentate successivamente all’entrata in vigore del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, i soggetti che hanno facoltà di dare esecuzione ai progetti di efficienza energetica (PPPM), possono richiedere al GSE una verifica preliminare di conformità alle Linee Guida. Ciò detto, differentemente da quanto disposto dall’articolo 11, comma 1 delle Linee Guida, la verifica di conformità alle disposizioni del medesimo decreto e delle Linee Guida è eseguita dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’ambiente e della tutela del mare. Pertanto, il soggetto responsabile del procedimento amministrativo non coincide con il soggetto responsabile delle attività di verifica e certificazione dei risparmi (GSE) come indicato nel succitato comma.

È possibile presentare progetti per la rendicontazione dei risparmi energetici nell’ambito del meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE) in merito ad interventi realizzati fuori dei confini territoriali nazionali?

No, non è possibile presentare progetti per la rendicontazione dei risparmi energetici nell’ambito del meccanismo cd. dei “certificati bianchi” in merito ad interventi realizzati fuori dei confini territoriali nazionali.

Il suddetto meccanismo opera soltanto per interventi di efficienza energetica realizzati sul territorio italiano, in quanto la sua funzione è quella di permettere il raggiungimento degli obiettivi nazionali di risparmio energetico.

Conseguentemente un intervento realizzato al di fuori dei confini nazionali, non concorre alla realizzazione di detti obiettivi e non può quindi partecipare al meccanismo dei TEE.

Quali interventi di efficientemento energetico realizzati mediante l’utilizzo di impianti cogenerativi sono ammessi al meccanismo dei Certificati Bianchi?

​In accordo a quanto previsto nella nota (i) in calce alla Tabella 2 dell’Allegato A alle Linee guida approvate con delibera EEN 9/11 sono ammessi al meccanismo dei certificati bianchi i sistemi di cogenerazione che risultano strettamente integrati con altre misure di efficienza energetica i cui effetti non sono scorporabili e che dunque non usufruiscono degli incentivi previsti dal decreto ministeriale 5 settembre 2011, nelle more della pubblicazione dei provvedimenti attuativi del decreto ministeriale 4 agosto 2011 e del decreto ministeriale 5 settembre 2011 in materia di cogenerazione ad alto rendimento e relativo regime di sostegno.

L’art. 7 stabilisce che i progetti predisposti ai fini del rispetto degli obblighi di risparmio possono essere eseguiti tramite Enti pubblici purché provvedano alla nomina del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia (art.19 comma 1, legge 10/91) ovvero si dotino di sistema di gestione dell’energia ISO 50001. Con la parola “ovvero” si intende una “e” od una “o”?

Possono predisporre progetti ai fini del rispetto degli obblighi le imprese operanti nei settori industriale, civile, terziario, agricolo, trasporti e servizi pubblici, ivi compresi gli Enti Pubblici, che provvedano alla nomina del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia o si dotino di un sistema di gestione dell’energia in conformità alla norma ISO 50001.

Con riferimento all’art 6, paragrafo 2 del DM 28 dicembre 2012, che cosa si intende per “progetti in corso di realizzazione”?

Per “progetti in corso di realizzazione” si intendono quelle iniziative avviate ma non ancora  portate a compimento.

E’ necessario che le società terze operanti nel settore dei servizi energetici, comprese le imprese artigiane e loro forme consortili, di cui all’art.7, comma 1, lettera c) del DM 28 dicembre 2012, siano costituite alla data di prima attivazione del progetto?

​No, non è richiesto che la società sia costituita alla data di prima attivazione del progetto.
Ai sensi dell’art.1, comma 1 delle Linee Guida, di cui alla deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, “le società di servizi energetici sono le società, comprese le imprese artigiane e loro forme consortili, che alla data di avvio del progetto hanno come oggetto sociale, anche non esclusivo, l’offerta dei servizi integrati per la realizzazione e l’eventuale successiva gestione di interventi”

Con riferimento all’art. 7, comma 1, lett. a), del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, cosa si deve intendere per “azioni dirette” e “predisposizione di progetti” da parte di un soggetto obbligato?

Per progetti predisposti mediante azioni dirette dai soggetti obbligati si intendono gli interventi di efficientamento delle reti elettriche e del gas naturale, nonché tutte quelle ulteriori attività valide ai fini dell’adempimento degli obblighi e non strettamente riconducibili ai servizi post contatore di installazione, assistenza e manutenzione nei confronti degli utenti finali.
Le imprese operanti nei settori della distribuzione dell'energia elettrica e del gas naturale possono realizzare progetti relativi ad interventi di efficientamento dei servizi post-contatore avvalendosi di società separate, partecipate o controllate, ovvero operanti in affiliazione commerciale , ai sensi dell’articolo 1, comma 34, della Legge n. 239 del 2004 e come modificato dall' art. 4 del D.L. n. 10 del 2007.

In quali casi è possibile richiedere al GSE una verifica preliminare di conformità (RVP) dei progetti?

E’ possibile presentare una richiesta di verifica preliminare (RVP) di conformità di un progetto alle disposizioni del D.M. 28 dicembre 2012 e alle Linee guida di cui alla deliberazione dell’Autorità del 27 ottobre 2011, n.9/11, qualora la tipologia di intervento non sia direttamente riconducibile a quelle per le quali sono state pubblicate apposite schede tecniche di quantificazione dei risparmi o definite specifiche categorie di intervento, di cui all’allegato A della delibera e all’Allegato 1 del D.M. 28 dicembre 2012.

Una volta implementato il progetto, è necessario, in ogni caso, sottoporre all’approvazione del GSE una PPPM che descriva il progetto e il programma di misura realmente utilizzato per la quantificazione dei risparmi. L’approvazione di una RVP, infatti, non impegna il GSE né ad approvare la PPPM, né a certificare i risparmi di energia conseguiti dal progetto.

Esiste un obbligo giuridico che preveda la regolamentazione dei rapporti tra il soggetto titolare del progetto e il cliente partecipante?

​Il soggetto titolare del progetto non ha alcun vincolo normativo o legislativo che gli imponga di informare il cliente partecipante in merito alla contabilizzazione dei risparmi afferenti l’intervento realizzato. Tuttavia, si suggerisce alle parti di definire i loro rapporti, tra cui quello oggetto del presente quesito, a mezzo di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (la c.d. “liberatoria”) o con un apposito accordo contrattuale. In tal modo, il soggetto titolare del progetto può richiedere al cliente partecipante la dichiarazione:

(i) di essere la persona fisica o giuridica nella cui disponibilità si trova l’edificio, l’impianto, il sito industriale ecc., presso cui viene realizzato il progetto finalizzato all’ottenimento dei titoli di efficienza energetica”;

(ii) di essere a conoscenza che il soggetto titolare del progetto intende richiedere il riconoscimento dei certificati bianchi per lo specifico intervento e che pertanto, per lo stesso, in conformità a quanto previsto dall’art. 10, D.M. 28 dicembre 2012, non possono essere riconosciuti altri incentivi comunque denominati a carico delle tariffe dell’energia elettrica e del gas e altri incentivi statali
(iii) di impegnarsi a non richiedere per il medesimo progetto altre forme di incentivazioni statali.

Si aggiunge altresì che il d.lgs. n. 28/2011, all’articolo 23, comma 3, come richiamato all’art. 14, comma 3 del D.M. 28 dicembre 2012, stabilisce che, per dichiarazioni false e mendaci fornite dai soggetti nella richiesta di erogazione degli incentivi e accertate dalle autorità e dagli enti competenti, si procede al recupero della somma indebitamente percepita e si applica alla persona fisica o giuridica che ha presentato il progetto, nonché, al legale rappresentante che ha sottoscritto la richiesta, l’interdizione alla percezione degli incentivi per una durata di 10 anni.

I risparmi di energia primaria derivanti dall’attuazione degli obblighi previsti dal D.Lgs. 28/11 sono rendicontabili ai fini del meccanismo dei certificati bianchi?

​Nel caso di realizzazione di nuovi edifici o di edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, per i quali la richiesta del titolo autorizzativo e/o abilitativo è presentata successivamente al 30 maggio 2012, l’art. 11,  comma 1, del D.Lgs. 28/11 impone l’installazione di impianti alimentati da fonte rinnovabile.

Ai sensi dell’art. 11, comma 4, del medesimo Decreto gli impianti alimentati da fonti rinnovabili accedono agli incentivi previsti, limitatamente alla quota eccedente quella necessaria per il rispetto dei medesimi obblighi.

Nell’ambito della richiesta di verifica e certificazione, al fine di poter accedere al meccanismo dei TEE, il soggetto proponente dovrà trasmettere una apposita relazione, redatta da tecnico abilitato, attestante:

  • gli obblighi a cui è soggetto l’edificio o l’unità immobiliare in questione;
  • il calcolo dell’energia necessaria a soddisfare tali obblighi, nonché le caratteristiche degli impianti necessari per soddisfare tali obblighi;
  • la quota parte degli impianti, eccedente la quota di obbligo, e per la quale è possibile richiedere i TEE.

A partire dal 1° gennaio 2014 cosa cambia nella presentazione delle Proposte di Progetto e Programma di Misura (PPPM)?

​Come previsto dall’art. 6, comma 2, del D.M. 28 dicembre 2012, a decorrere dal 1°gennaio 2014, hanno accesso al sistema dei certificati bianchi “esclusivamente progetti ancora da realizzarsi o in corso di realizzazione”.

A tal proposito, si ricorda che le Linee Guida EEN 09/11 e s.m.i. sono applicabili nelle parti “non incompatibili” con il D.M. 28 dicembre 2012, ivi incluse le disposizioni contenute nel succitato art. 6, comma 2.

Pertanto, in conformità al disposto normativo e nelle more dell’entrata in vigore del decreto di approvazione dell’adeguamento delle Linee Guida EEN 09/11 e s.m.i., si specifica che a partire dal 1° gennaio 2014, accedono al meccanismo dei certificati bianchi le Proposte di Progetto e Programma di Misura (PPPM) la cui data di prima attivazione sia uguale o successiva alla data di presentazione del progetto stesso.

Quale documentazione è necessario trasmettere al fine di dimostrare che la data di prima attivazione del progetto è uguale o successiva alla data di presentazione della PPPM?

​Nella fase di trasmissione telematica della richiesta di valutazione della conformità inerente alla Proposta di Progetto e di Programma di Misura (PPPM), il soggetto titolare del progetto sarà tenuto a dichiarare, nella lettera di conferma, ai sensi del D.P.R. 445/2000, che la data di prima attivazione del relativo intervento sia uguale o successiva alla data di presentazione della proposta.

Successivamente, in fase di rendicontazione della prima Richiesta di Verifica e Certificazione (RVC), il soggetto titolare dovrà fornire ogni evidenza utile ad identificare univocamente l’effettiva data di prima attivazione del progetto.

A tal proposito, si specifica che i documenti da trasmettere, unitamente agli altri allegati da caricare sul Portale Efficienza Energetica, per l’identificazione della data succitata sono indicati, con riferimento a ciascuna tipologia di intervento, nei chiarimenti già forniti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas sul proprio sito Internet. "Chiarimenti data prima attivazione"

A partire dal 1° gennaio 2014 cosa cambia nella presentazione delle Richieste di Verifica e Certificazione (RVC)?

​Si rappresenta che dal 1° gennaio 2014 possono accedere al sistema dei certificati bianchi “esclusivamente progetti ancora da realizzarsi o in corso di realizzazione”, come stabilito dall’art. 6, comma 2, del D.M. 28 dicembre 2012.

 
A tal proposito, si ricorda che le Linee Guida EEN 09/11 e s.m.i. sono applicabili nelle parti “non incompatibili” con il D.M. 28 dicembre 2012, ivi incluse le disposizioni contenute nel succitato art. 6, comma 2.
 
Pertanto, in conformità al disposto normativo e nelle more dell’entrata in vigore del decreto di approvazione dell’adeguamento delle Linee Guida EEN 09/11 e s.m.i., si specifica che:
 
  • con riferimento alle RVC standard, con data di avvio, come definita dall’art. 1, comma 1 delle Linee Guida EEN 9/11, uguale o successiva al 1° gennaio 2014, accedono al meccanismo dei certificati bianchi le richieste la cui data di prima attivazione sia antecedente al più 12 mesi dalla data di avvio;
  • con riferimento alle prime RVC analitiche, con data di inizio del periodo di riferimento (monitoraggio), come definito dall’art. 1, comma 1 delle Linee Guida EEN 9/11, uguale o successiva al 1° gennaio 2014, accedono al meccanismo dei certificati bianchi le richieste la cui data di prima attivazione sia antecedente al più 12 mesi dalla data di inizio monitoraggio.

Sono ammissibili al meccanismo dei certificati bianchi dopo il 1° gennaio 2014 anche le prime RVC analitiche che presentano data di inizio del periodo di monitoraggio compresa tra il 5 luglio 2012 e il 31 dicembre 2013, nei limiti dei 12 mesi del periodo di monitoraggio e dei successivi 180 giorni previsti dalle Linee Guida per la presentazione delle richieste stesse.

Per maggiore chiarezza, si forniscono alcuni casi esemplificativi

Quale documentazione è necessario trasmettere al fine di dimostrare la data di prima attivazione delle RVC standard ed analitiche?

​Nella fase di trasmissione telematica della Richiesta di Verifica e Certificazione (RVC) per metodi di valutazione standard ed analitici, il soggetto titolare del progetto dovrà fornire ogni evidenza utile ad identificare univocamente l’effettiva data di prima attivazione del progetto. A tal proposito, si specifica che i documenti da trasmettere, unitamente agli altri allegati da caricare sul Portale Efficienza Energetica, per l’identificazione della data succitata sono indicati, con riferimento a ciascuna tipologia di intervento, nei chiarimenti già forniti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas sul proprio sito Internet “Chiarimenti data prima attivazione

Quali sono gli step da compiere per la presentazione di un progetto?

Un soggetto, di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, che voglia presentare un progetto di efficienza energetica deve svolgere i seguenti step:

  1. effettuare l’accreditamento telematico al Sistema Efficienza Energetica. Gli esercenti accreditati potranno continuare ad accedere al Sistema Efficienza Energetica con le credenziali già in loro possesso;
  2. compilare sul Sistema Efficienza Energetica le maschere relative alla presentazione di una proposta/richiesta di verifica e certificazione/richiesta di verifica preliminare;
  3. accedere al portale nella sezione “richieste presentate” e selezionare la pratica in oggetto;
  4. compilare/confermare i dati del rappresentante legale;
  5. effettuare il download della lettera di conferma trasmissione pratica precompilata dal sistema sulla base dei dati inseriti, stamparla e farla sottoscrivere dal legale rappresentante;
  6. effettuare l’upload della lettera debitamente sottoscritta in formato pdf;
  7. effettuare l’upload della fotocopia di un documento di identità del sottoscrittore in corso di validità firmato ed in formato pdf; 
  8. cliccare sul tasto “trasmetti documentazione” per completare l’invio.

Con quali modalità deve essere inviata la lettera di conferma scaricabile dall’applicativo web in seguito all’inserimento telematico della richiesta?

L’applicativo informatico Efficienza Energetica costituisce l’unico canale per l’invio delle relative lettere di conferma. Non saranno ritenute valide lettere di conferma inviate al GSE con  raccomandata o altri mezzi di comunicazione.

Come deve essere presentata la richiesta di ritiro di una RVC/PPPM?

La richiesta di ritiro di un progetto (PPPM/RVC) trasmesso telematicamente sul portale Efficienza Energetica e per il quale è stata avviata l’istruttoria tecnica contestualmente all’upload della lettera di conferma, deve essere presentata dal soggetto titolare del progetto a mezzo di lettera raccomandata indirizzata al GSE S.p.A., specificando nell’oggetto della suddetta la dicitura “richiesta ritiro RVC/PPPM” e codice pratica.
Nel caso di Richieste di Verifica e Certificazione, qualora la richiesta di ritiro sia inviata al GSE successivamente alla chiusura con esito positivo del procedimento amministrativo e all’emissione dei relativi Titoli di Efficienza Energetica, si rappresenta che  il GSE  provvederà alla revoca dell’incentivo ricevuto, ai sensi della legge 241/90, secondo modalità di volta in volta definite e comunicate al titolare del progetto.

Come deve essere presentata una nuova proposta di scheda al GSE?

​Con riferimento alla presentazione al GSE di una nuova proposta di scheda, ai sensi dell’art.12, comma 3 del DM 28/12/2012, l’iter per l’approvazione delle nuove schede prevede che i soggetti interessati presentino la nuova scheda al GSE, il quale sulla base delle valutazioni di ENEA o di RSE, sottopone al Ministero dello sviluppo economico la valutazione tecnico-economica della stessa.


Nello specifico, la proposta di scheda tecnica, completa della documentazione necessaria allo svolgimento dell’istruttoria tecnica-economica, deve essere presentata a mezzo di lettera raccomandata A/R e inviata al seguente indirizzo:
 
Gestore dei Servizi Energetici - GSE S.p.A.
Viale Maresciallo Pilsudski, 92
00197 Roma, Italia
 
L’intestazione della busta contenente la proposta di scheda deve recare la dicitura “Proposta di nuova scheda tecnica nell’ambito del meccanismo dei certificati bianchi”.
La succitata proposta dovrà riportare in evidenza l’oggetto come di seguito specificato: “Proposta di nuova scheda tecnica, relativa al progetto di _______, presentata da________, nell’ambito del meccanismo dei certificati bianchi”.
 
Si rammenta che le spese e/o gli oneri sostenuti per la presentazione della nuova scheda sono totalmente a carico del Richiedente e nessun rimborso sarà riconosciuto dal GSE. Il GSE, inoltre, si riserva in ogni caso di richiedere, ove necessario, ulteriori chiarimenti, informazioni e documenti ritenuti necessari.

Quali sono i canali di comunicazione previsti per chiedere informazioni in merito alle funzionalità dell'applicativo web e al meccansimo dei Certificati Bianchi?

​Per richieste di informazioni relative alle funzionalità del Sistema Efficienza Energetica o segnalazioni  di eventuali problematiche e malfunzionamenti dell’applicativo nonché per informazioni di carattere generale inerenti il meccanismo dei Certificati Bianchi e la normativa di riferimento è possibile contattare il numero verde 800.16.16.16 o scrivere una e-mail all’indirizzo certificatibianchi@cc.gse.it.

E’ possibile conoscere a quale soggetto valutatore (ENEA/RSE) è assegnata la proposta/richiesta trasmessa telematicamente?

Il GSE, in accordo a quanto previsto all’articolo 6, comma 1, del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, si avvarrà di ENEA e RSE, tenendo conto delle rispettive competenze, per le attività di valutazione e certificazione della riduzione dei consumi di energia primaria effettivamente conseguita dai progetti.

Nella lettera di  conferma della richiesta di verifica e certificazione/proposta di progetto e programma di misura che l’operatore troverà sul Sistema Efficienza Energetica, è riportato il nome del soggetto valutatore ENEA o RSE incaricato dalla Società di Gestione dei Servizi Energetici- GSE S.p.A. per lo svolgimento delle attività inerenti l’istruttoria tecnica.

Quale è il soggetto responsabile della verifica del conseguimento degli obblighi per l’anno 2012 e per gli anni successivi?

​A partire dal 2014, entro il 31 maggio di ciascun anno, i soggetti obbligati dovranno comunicare al GSE i certificati bianchi relativi all’anno precedente in loro possesso, dandone comunicazione al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Conseguentemente, ai sensi dell’articolo 13, comma 2 del decreto interministeriale 28 dicembre 2012, il GSE verificherà che ciascun soggetto obbligato possegga certificati corrispondenti all’obbligo annuo a ciascuno assegnato, maggiorato di eventuali quote aggiuntive derivanti dalle compensazioni di cui al successivo comma 3.

Con riferimento all’anno d’obbligo 2012, i soggetti obbligati dovranno trasmettere all’Autorità per l’energia elettrica e il gas le medesime informazioni sopra indicate, dandone comunicazione al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Pertanto, per tale anno d’obbligo, l’attività di verifica del conseguimento agli obblighi rimane di competenza dell’Autorità

Come avviene la gestione delle proposte/richieste presentate dai soggetti proponenti prima del 2 febbraio 2013?

Il GSE valuterà le proposte di progetto (PPPM) e le richieste di verifica e certificazione (RVC) presentate dal 4 febbraio 2013, attraverso l’applicativo Efficienza Energetica.

Conformemente a quanto previsto dal Decreto, l’Autorità concluderà direttamente i procedimenti di valutazione relativi alle:

- PPPM pervenute alla data del 3 gennaio 2013, ad eccezione di quelle per le quali non è ancora stata conclusa alla medesima data l’attività di istruttoria tecnica;

- RVC pervenute entro il 2 febbraio 2013.

Il GSE concluderà, invece, i procedimenti relativi alle PPPM pervenute prima del 2 febbraio 2013 per le quali non è ancora stata avviata l’attività di istruttoria tecnica.

Quali sono i requisiti minimi prestazionali che devono avere i generatori di calore, di potenza nominale inferiore ai 500 kWt, per poter accedere al meccanismo dei certificati bianchi?

​Per poter accedere al meccanismo di incentivazione i generatori di calore alimentati a biomassa, con potenza nominale minore o uguale a 500 kWt, devono avere le seguenti caratteristiche:

  1. rendimento di generazione pari ad almeno l’85 %;
  2. emissioni in atmosfera conformi ai limiti previsti dalla classe 5 della norma UNI EN 303-5:2012, fermo restando i più restrittivi limiti alle emissioni fissati da norme nazionali (ad esempio, D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.), regionali o locali.

Il rispetto del vincolo sul rendimento minimo di generazione deve essere attestato da una dichiarazione di conformità fornita dal produttore, sulla base dei risultati delle prove effettuate da un laboratorio indipendente e accreditato secondo la norma UNI EN ISO/IEC 17025, applicando le metodologie previste dalla norma UNI EN 303-5.

Per interventi conclusi entro il 30 settembre 2014, la certificazione di conformità alla classe 5 della norma UNI EN 303-5:2012 può essere dimostrata anche attraverso la certificazione di conformità alla norma UNI EN 303-5:2004 (versione nazionale della norma EN 303-5:1999), rilasciata da un organismo accreditato, unitamente ad un attestato rilasciato da un laboratorio accreditato UNI CEI EN ISO/IEC 17025 che, sulla base dell’analisi dei rapporti di prova (test report), convalidi il rispetto dei requisiti minimi di prestazione e i limiti di emissione previsti dalla classe 5 della norma UNI EN 303-5:2012.

Il rispetto dei requisiti previsti deve essere certificato per tutte le biomasse che si prevede di utilizzare, o comunque per la tipologia di biomassa avente caratteristiche qualitative inferiori.

Quali sono i requisiti minimi dei generatori di calore di potenza nominale superiore ai 500 kWt per l’accesso al meccanismo dei certificati bianchi?

​Sulla base delle indicazioni ricevute dal Ministero dello Sviluppo Economico, in conformità a quanto previsto dal D.lgs 28/2011 e dal c.d. Conto Termico (D.M. 28/12/2012), per poter accedere al meccanismo di incentivazione i generatori di calore alimentati a biomassa, con potenza nominale superiore a 500 kWt, a prescindere dal contesto in cui vengono installati, devono avere le seguenti caratteristiche:

  1. rendimento di generazione pari ad almeno l’89%, se il generatore di calore utilizza quale fluido termovettore l’acqua (analogamente a quanto previsto dal c.d. Conto Termico);
  2. rendimento di generazione pari ad almeno l’85%, se il generatore di calore utilizza un fluido termovettore diverso dall’acqua (in conformità a quanto previsto dall’allegato 2 del D.Lgs. 28/2011);
  3. emissioni in atmosfera conformi ai limiti previsti dalla classe 5 della norma UNI EN 303-5:2012, fermo restando i più restrittivi limiti alle emissioni fissati da norme nazionali (ad esempio, D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.), regionali o locali.

Il rispetto del vincolo sul rendimento minimo di generazione deve essere attestato da una dichiarazione del produttore sulla base dei risultati delle prove effettuate, da un laboratorio indipendente e accreditato secondo la norma UNI EN ISO/IEC 17025, applicando le metodologie previste dalla norma UNI EN 303-5.

Il rispetto dei limiti sulle emissioni devono essere certificati da un laboratorio terzo, accreditato secondo la norma EN ISO/IEC 17025, sulla base delle misure effettuate in sede di impianto. Il laboratorio deve essere accreditato per la EN 13284-1 ai fini dell’analisi del particolato primario, per la EN 12619 per gli OGC e per la EN 15058 ai fini della misura del CO; le misurazioni ai fini del rispetto dei livelli emissivi dovranno essere eseguite al camino.

Il rispetto dei requisiti previsti deve essere certificato per tutte le biomasse che si prevede di utilizzare, o comunque per la tipologia di biomassa avente caratteristiche qualitative inferiori.

Una volta eseguita la prova in situ su una caldaia avente una potenza nominale superiore a 500 kWt e appurata la rispondenza ai requisiti minimi previsti (rendimento di generazione e i livelli di emissione in atmosfera), è possibile estendere l’attestazione del produttore per il rispetto di tali requisiti alla stessa tipologia di caldaia, installata presso un altro cliente, oppure è necessario eseguire le prove in situ ogni volta?

​No, non è possibile estendere tale rispondenza anche ad altri generatori aventi le medesime caratteristiche costruttive. Per ciascuna installazione realizzata deve essere effettuata una prova in situ che evidenzi la rispondenza dei requisiti minimi di rendimento e di livelli di emissioni in atmosfera.

Sono ammissibili al meccanismo dei certificati bianchi interventi che prevedano l’installazione di generatori di aria calda alimentati a biomassa?

Attualmente no. Nelle more della definizione dei requisiti minimi di ammissibilità (rendimenti ed emissioni in atmosfera) e delle relative normative tecniche per la certificazione delle stesse caratteristiche, non è possibile richiedere i certificati bianchi per i generatori di aria calda alimentati a biomassa.
Ai sensi del punto 7, dell’Allegato 2 del D.lgs. 28/2011, l’efficienza minima di conversione non inferiore all’85% deve essere “comprovata tramite attestazione rilasciata da laboratori accreditati da organismi di accreditamento appartenenti allo European Co-operation for Accreditation (EA), o che abbiano stabilito accordi di mutuo riconoscimento con EA. Tale attestazione deve essere accompagnata da dichiarazione del produttore circa la corrispondenza dei prodotti immessi in commercio con quelli oggetto della suddetta attestazione”. Con riferimento alla normativa tecnica da utilizzare per la dichiarazione da parte del laboratorio accreditato, si specifica che ad oggi non esiste una norma tecnica che definisca una metodologia di calcolo per la determinazione del rendimento di conversione; la norma UNI EN 303-05, si applica, infatti,  alle caldaie aventi una potenza termica nominale fino a 500 kW, progettate per essere alimentate con combustibili solidi ed utilizzare acqua come fluido termovettore, da cui ne deriva l’inapplicabilità della suddetta norma con riferimento a generatori di aria calda.

È possibile ottenere i certificati bianchi per un intervento che preveda l’installazione di un generatore di calore alimentato a biomassa, in sostituzione di un altro generatore meno efficiente, sempre alimentato a biomassa?

No. Nonostante un tale intervento comporti sicuramente un risparmio di energia primaria presso l’utente finale, ai fini del meccanismo dei certificati bianchi esso non genera TEE. Infatti, ai sensi dell’art. 8 comma 1 dell’allegato A delle Linee Guida EEN 9/11, ai fini del calcolo dei risparmi energetici, vengono applicati i valori di potere calorifico inferiore (p.c.i.) riportati nella Tabella 1, in cui è specificato che il p.c.i. della biomassa è convenzionalmente pari a 0 kcal/kg. Ne consegue che il consumo di energia primaria del preesistente generatore di calore alimentato a biomassa è, per convenzione, e a prescindere dal rendimento di generazione, sempre pari a 0 Tep e pertanto la sua sostituzione con un generatore di calore alimentato a biomassa più efficiente non genera alcun risparmio rendicontabile per i certificati bianchi.

Quali sono le tipologie di biomasse ammissibili al meccanismo dei certificati bianchi?

Le tipologie di biomasse ammissibili sono tutte le “biomasse combustibili” di cui al D.Lgs. 152/2006, Parte V, Allegato X, Parte II, Sezione 4.

Nel caso di utilizzo di biomasse quali il pellet o il cippato, il D.Lgs. 28/2011 (Allegato 2) prevede limiti più stringenti, ovvero l’utilizzo di biomassa conforme alle classi di qualità A1 o A2, indicate nelle norme UNI EN 14961-2 per il pellet e UNI EN 14961-4 per il cippato.

A seguito di chiarimenti forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico, analogamente a quanto già previsto per l’incentivazione della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, tali limiti più stringenti trovano applicazione solo per generatori di calore aventi una potenza al nominale inferiore a 500 kWt.

Le biomasse autoprodotte possono essere ammesse al meccanismo dei certificati bianchi?

Si, purché vengano rispettati i requisiti indicati nella precedente FAQ “Quali sono le tipologie di biomasse ammissibili al meccanismo dei certificati bianchi?”.

In particolare nel caso di pellet, la conformità alle classi di qualità A1 e A2 deve essere certificata da un soggetto terzo rispetto al soggetto richiedente i certificati bianchi, mentre negli altri casi, è necessaria un’autodichiarazione del produttore stesso indicante la quantità, espressa in peso, di biomassa autoprodotta impiegata come combustibile, la tipologia, l’estensione e i riferimenti catastali della superficie boschiva o agricola utilizzata (proprietà, affitto o usufrutto).

Come è possibile dimostrare la conformità delle biomasse utilizzate alle relative norme e alle rispettive classi di qualità?

Per quanto riguarda i requisiti richiesti per le biomasse utilizzate, nel caso del pellet è necessario che sia certificato da un organismo accreditato che ne attesti la conformità alla norma UNI EN 14961-2.

Con riferimento al pellet certificato, è necessario conservare documentazione fiscale comprovante l’acquisto e riportante, al fine di attestarne la conformità alla norma UNI EN 14961-2 classe A1 o A2, l’evidenza della classe A1 o A2 e il codice di identificazione del produttore e/o distributore rilasciato dall’organismo di certificazione, oppure l’evidenza della classe A1 o A2 e il codice di identificazione del rapporto di prova rilasciato al produttore o al distributore dall’organismo di certificazione (in questo caso copia del rapporto di prova deve essere allegata alla documentazione fiscale).

Per quanto riguarda invece le altre biomasse è necessario conservare le fatture di acquisto di detti biocombustibili, nelle quali deve essere riportata la provenienza delle biomassa e la dichiarazione di conformità alla norma relativa da parte del produttore della biomassa stessa e le rispettive classi di qualità.

La scheda 40E si applica anche a generatori di calore aventi una potenza nominale superiore a 500 kW?

Si, è possibile ammettere al meccanismo dei TEE anche i generatori di calore alimentati a biomassa aventi una potenza nominale superiore a 500 kW, purché rispettino i requisiti specificati nella presenti FAQ, alla sezione: “Chiarimenti per interventi che prevedono l’utilizzo di biomassa: requisiti minimi prestazionali dei generatori di calore”.

Possono accedere alla scheda 40E le caldaie a biomassa di potenza termica nominale inferiore a 500 kW conformi alla norma UNI EN 303-5:2004?

Si, purché rispettino i requisiti specificati nelle presenti FAQ, alla sezione: “Chiarimenti per interventi che prevedono l’utilizzo di biomassa: requisiti minimi prestazionali dei generatori di calore”.

La scheda è applicabile a qualunque coltura in serra?

La scheda 40E è applicabile per il riscaldamento di qualunque serra orticola o florovivaistica.

La caldaia preesistente (a gasolio o a metano) può restare presso l'azienda o deve essere eliminata?

È possibile lasciare la caldaia preesistente come sistema di backup, limitandone l’utilizzo al solo periodo di necessità impiantistiche (eventuale guasto della caldaia a biomassa). Si rappresenta che in sede di verifica ispettiva da parte del GSE, possono essere richieste le fatture di acquisto del gasolio consumato.

È possibile applicare la scheda 40E a serre già esistenti e non riscaldate, ma che si intende convertire in serre riscaldate?

No, la scheda 40E si applica esclusivamente a serre di nuova realizzazione oppure a serre già esistenti e riscaldate mediante dispositivi alimentati da fonte non rinnovabile. Nel caso di installazione di generatori a biomasse in serre esistenti non già riscaldate, il proponente può comunque richiedere i certificati bianchi presentando una proposta di progetto e programma di misura (PPPM).

È possibile applicare la scheda 40E a serre già riscaldate con generatori a biomasse?

No, la scheda 40E si applica esclusivamente a serre già riscaldate tramite generatori di calore alimentati da fonte fossile.

La scheda 40E si applica anche ai generatori di aria calda alimentati a biomassa?

No, nelle more della definizione dei requisiti minimi di ammissibilità (rendimenti ed emissioni in atmosfera) e delle relative normative tecniche per la certificazione delle stesse caratteristiche, la scheda 40E non si applica ai generatori di aria calda alimentati a biomassa.

Nel caso di una serra, alimentata da un unico generatore a biomassa, la cui copertura sia realizzata con differenti materiali, ma comunque previsti nella scheda, quale materiale deve essere considerato ai fini del calcolo del Risparmio Specifico Lordo (RSL)?

Nel caso di una serra, realizzata con più di un materiale tra quelli previsti nella scheda (vetro, policarbonato plastico o film plastico), ai fini del calcolo del RSL deve essere considerato il materiale che, a parità di rapporto Ac/As, generi il Risparmio Specifico Lordo minore da applicarsi per l’intera superficie della serra.
 
Ulteriori chiarimenti:
  • nel caso in cui la serra sia realizzata, anche parzialmente, in film plastico a doppio telo, con o senza insufflaggio di aria, si considera tale materiale equivalente al policarbonato plastico e ai fini del calcolo del RSL deve quindi essere considerata quest’ultima tipologia di copertura. In questo caso, all’interno della relazione tecnica, è necessario riportare la stratigrafia e il calcolo del valore di trasmittanza;
  • nel caso in cui la serra sia parzialmente realizzata con materiali non riportati nella scheda, è possibile indicare come UFR unicamente la superficie sottesa alla copertura realizzata con i materiali previsti nella scheda ammissibili ai fini del calcolo del RSL.

E’ possibile utilizzare la scheda 40E nel caso in cui una serra abbia tamponature laterali costituite da materiali diversi rispetto a quelli riportati nella scheda come materiali ammissibili per le coperture?

Si. La scheda 40E prevede che il calcolo del Risparmio Specifico Lordo (RSL) vari solo in funzione della tipologia di materiale costituente la copertura, ma non in funzione del materiale dei tamponamenti laterali.

E’ possibile richiedere i TEE nel caso in cui in una serra, avente la copertura costituita da un materiale conforme alla scheda 40E (film plastico, policarbonato plastico e lastre di vetro), siano stati installati schermi termici, ad esempio tramite la scheda 39E?

No, in questo caso non è possibile applicare la scheda 40E in quanto le dispersioni termiche attraverso la copertura sarebbero inferiori a quelle utilizzate all’interno della scheda tecnica per la definizione del RSL.

Possono essere utilizzate altre biomasse non esplicitamente descritte all’interno della scheda?

Nelle more della definizione dei requisiti minimi di ammissibilità (classi di qualità e relative normative) delle altre tipologie di biomassa, per generatori di calore con potenza nominale inferiore a 500 kW, con l’attuale scheda è possibile richiedere i TEE soltanto nel caso in cui si impieghino pellets, bricchette, cippato e ciocchi, caratterizzati da classi di qualità indicate nella scheda 40E. Per generatori di calore con potenza nominale superiore a 500 kW non si applicano, invece, le restrizioni sulle classi di qualità della biomassa impiegata, previste dal D.Lgs. 28/2011.

Pertanto, secondo il combinato disposto normativo del D.Lgs. 28/2011 e il D.M. 28/12/2012 (c.d. certificati bianchi), per generatori di calore con potenza nominale inferiore a 500 kWt, è possibile utilizzare soltanto la biomassa aventi le caratteristiche di seguito indicate:

  • pellets: classi A1/A2 della Norma UNI EN 14961-2;
  • cippato: classi A1/A2 della Norma UNI EN 14961-4;
  • bricchette: classi A1/A2 e B della Norma UNI EN 14961-3;
  • ciocchi: classi A1/A2 e B della Norma UNI EN 14961-5.

Le biomasse autoprodotte possono essere ammesse come combustibili del generatore di calore che asservisce la serra?

La biomassa autoprodotta - ciocchi, cippato, bricchette e pellets - è ammissibile purché sia conforme alle classi di qualità previste nella scheda.

Nel caso di pellet, tale conformità deve essere certificata da un soggetto terzo rispetto al soggetto richiedente i certificati bianchi, mentre nel caso di ciocchi, cippato e bricchette autoprodotti, è necessaria una autodichiarazione del produttore stesso indicante la quantità, espressa in peso, di biomassa autoprodotta impiegata come combustibile, la tipologia, l’estensione e i riferimenti catastali della superficie boschiva o agricola utilizzata (proprietà, affitto o usufrutto).

In fase di compilazione della scheda sul portale Efficienza Energetica, nel caso si preveda, nel corso della vita utile dell’intervento, l’utilizzo di diverse biomasse tra quelle previste nella scheda 40E (A1, A2 o B), quale tipologia di biomassa deve essere selezionata?

Il soggetto proponente è tenuto, in fase di presentazione della RVC attraverso il Portale Efficienza Energetica, ad indicare, al campo 2.3, la classe di qualità relativa al combustibile che si prevede di utilizzare prevalentemente durante la vita utile dell’intervento. Resta fermo il rispetto dei requisiti previsti dalla scheda 40E, anche in riferimento alla certificazione delle performance del generatore, che deve essere certificato per tutte le biomasse che si prevede di utilizzare, o comunque per la tipologia di biomassa avente caratteristiche qualitative inferiori.

L’indicazione di cui sopra non vincola l’operatore all’utilizzo prevalente della biomassa.

Come è possibile dimostrare la conformità delle biomasse utilizzate alle relative norme e alle rispettive classi di qualità?

Si rimanda alle presenti FAQ, nella sezione “Chiarimenti per interventi che prevedono l’utilizzo di biomassa: requisiti minimi delle biomasse”.

Cosa si intende per Ac?

La superficie Ac è la superficie totale che delimita il volume della serra disperdente verso l'esterno, ovvero la somma delle superfici del tetto e delle pareti laterali, di qualunque materiale esse siano costituite, disperdenti verso l'ambiente esterno, comprese le eventuali strutture opache (muretti laterali di contenimento, pareti scure isolanti).

Le superfici che non possono essere contabilizzate sono tutte quelle che non dividono la serra dall’ambiente esterno, ad esempio le pareti laterali di divisione della serra da altri ambienti (riscaldati o meno), la superficie del suolo, ecc.

Cosa si intende per As?

La superficie As rappresenta la superficie di suolo coltivato, ovvero la superfice derivante dalla proiezione al suolo della copertura (tetto), riscaldata e costituente l’habitat della coltura di riferimento (compresa la parte di terreno tra filare e filare) ovvero di tutti i suoi spazi vitali.

Cosa si intende per UFR – 1 m2 di superficie serra al suolo?

Ai fini del calcolo del Risparmio netto integrale (RNI), il valore di UFR da considerare rappresenta la superficie [m2] di serra al suolo coltivata, riscaldata e asservibile dalla potenza termica del generatore di calore a biomassa per il quale si richiede il riconoscimento dei TEE. La superficie di serra al suolo coltivata è rappresentata dalla proiezione al suolo della superficie della copertura, cui devono essere sottratte le superfici di serra non destinate alla coltivazione quali ad esempio le aree di vendita, di magazzino, di camminamento principale adibite al passaggio dei mezzi di trasporto.

Al fine di dimostrare che la superficie dichiarata è asservibile dal generatore di calore a biomassa installato, nella relazione tecnica di progetto da allegare in fase di presentazione della prima RVC, è necessario riportare i calcoli del dimensionamento del generatore di calore nelle condizioni climatiche di progetto, ed inoltre dare evidenza della potenza specifica (W/m2) derivante dal dimensionamento e confrontare tale valore con i valori delle potenze specifiche di riferimento presenti in letteratura.

Nel caso di una serra nella quale siano stati realizzati degli ampliamenti separati da pareti divisorie, come deve essere calcolato il rapporto Ac/As?

Le superfici delle pareti laterali divisorie, sono da escludere ai fini del calcolo del rapporto Ac/As. La presenza di pareti laterali divisorie rientra nelle caratteristiche costruttive della serra, di cui si richiede di fornire evidenza nella relazione tecnica da allegata al progetto.

Quale documentazione tecnica è necessaria per la presentazione di un progetto relativo alla scheda 40E?

In fase di presentazione della prima RVC per un progetto relativo alla scheda 40E, è necessario allegare la seguente documentazione:

  • la relazione tecnica di progetto, firmata e timbrata da un progettista abilitato, sul dimensionamento del generatore di calore, in cui sia descritta la serra nelle sue caratteristiche costruttive, ivi incluse l’estensione della medesima, le colture e le temperature medie che è necessario mantenere, il confronto tra la potenza specifica (W/m2) derivante dal dimensionamento del generatore oggetto dell’intervento, con i valori delle potenze specifiche di riferimento presenti in letteratura;
  • la scheda tecnica del nuovo generatore di calore a biomassa e l’idonea documentazione atta a dimostrare la conformità del generatore di calore ai requisiti minimi di rendimento ed emissioni in atmosfera, come meglio specificato nelle FAQ “Requisiti minimi prestazionali dei generatori di calore”;
  • la descrizione di tutti gli altri generatori di calore eventualmente presenti (marca, modello, matricola, foto, etc), sia nella situazione ex-ante che ex-post;
  • la relazione fotografica che fornisca una visione completa dello stato dell’arte della serra nella situazione ex-ante nella situazione ex-post;
Tale documentazione deve essere allegata, utilizzando l’apposita icona per l’upload di documenti, sul portale Efficienza Energetica, al campo 2.3 “Descrizione dettagliata dell’intervento”.

Come deve essere effettuato il dimensionamento del generatore di calore ai fini del calcolo dei TEE ottenibili?

Al fine di dimostrare che la superficie considerata per il calcolo del RSL è asservibile dal generatore di calore a biomassa, è necessario allegare alla richiesta (RVC) la relazione tecnica di dimensionamento del generatore. Tale relazione di dimensionamento deve essere redatta, timbrata e firmata da un professionista abilitato alla progettazione di impianti termici. Il generatore dovrà essere dimensionato (kWt) in modo da garantire, nelle condizioni di progetto (temperatura esterna di progetto), il mantenimento all’interno della serra della temperatura necessaria per la specifica coltura. Nel caso in cui durante la vita utile del progetto si prevede di lavorare colture diverse, il dimensionamento del generatore di calore dovrà essere effettuato basandosi sulla coltura che comporta il fabbisogno termico maggiore. Il valore della temperatura necessario all’interno della serra potrà essere:

  • dedotto da studi in materia;
  • fornito da un dottore agronomo o da un perito agrario (in questo caso è necessario allegare, oltre alla relazione tecnica di dimensionamento, anche la relazione del dottore agronomo o del perito agrario, timbrata e firmata).

Nell’ambito della scheda 45E, è possibile ricomprendere anche autovetture alimentate a benzina, sulle quali sia stato installato successivamente un impianto GPL?

​No, interventi che riguardano autovetture, sulle quali siano stati successivamente installati impianti GPL, non possono accedere al meccanismo dei certificati bianchi, in quanto, come specificato nell’allegato alla stessa scheda tecnica, l’obiettivo è quello di incentivare la vendita di autovetture a GPL.

Con riferimento alle schede tecniche 42E, 43E, 44E e 45E, relative alla diffusione di autovetture a trazione elettrica, ibride, a metano ed a GPL, quale ciclo di utilizzo (urbano, extra-urbano o misto) tra quelli previsti nella “Guida sul risparmio di carburanti e di emissioni di CO2 delle autovetture”, deve essere preso in considerazione nel calcolo del Risparmio Specifico Lordo?

​Il consumo specifico in fase d’uso, richiesto nel calcolo del RSL per le schede tecniche 42E, 43E, 44E e 45E, e pubblicato ogni anno dal Ministero dello sviluppo economico nella “Guida sul risparmio di carburanti e di emissioni di CO2 delle autovetture”, deve riferirsi al ciclo misto.

Quali sono le tipologie di gruppi di continuità statici (UPS) ad alta efficienza per cui si può applicare la scheda standard 36E?

​La scheda standard 36E si applica all’installazione di gruppi di continuità statici (UPS) ad alta efficienza “in doppia conversione”, anche in sostituzione di UPS esistenti.
La scheda, infatti, definisce i valori di Risparmio Specifico Lordo (RSL) di energia primaria (tep/anno/kVA) considerando il funzionamento continuo per 8.760 ore/anno di un UPS in doppia conversione. Ne consegue che la scheda 36E non è applicabile a UPS “line-interactive”. Infatti, i valori di risparmio riconosciuti dalla scheda non sono rappresentativi dei potenziali risparmi energetici addizionali ottenibili con l’utilizzo di UPS “line-interactive”.

Nell’ambito della scheda 36E: “Installazione di gruppi di continuità statici ad alta efficienza”, nel caso in cui la differenza tra il valore del rendimento dell’UPS installato, misurato secondo le modalità specificate nella scheda, e il rendimento di riferimento sia maggiore del valore massimo previsto dalla scheda per ciascuna soglia di potenza, ai fini del calcolo del risparmio lordo si può far riferimento alla formula riportata nell’allegato alla scheda 36E (n.d.r. RSL=fE*0,8*8,760*(1/ηrif – 1/η)

​No. La 36E è una scheda standardizzata e, pertanto, attraverso essa non è possibile rendicontare risparmi diversi da quelli riportati nelle tabelle pubblicate. Nel caso in cui l’incremento di efficienza degli UPS sia superiore al valore massimo di incremento di efficienza previsto, al fine della rendicontazione dovrà essere riportato il valore massimo.
Si rappresenta che, al fine di poter tener conto della maggiore efficienza energetica, in alternativa alla scheda standardizzata, questa tipologia di progetto può essere presentata nell’ambito del metodo di valutazione a consuntivo.

E' possibile utilizzare la scheda 9T per l'installazione di inverter nel settore civile (residenziale e terziario commerciale, uffici, istruzione e ospedaliero)?

​Si. Nonostante la scheda sia stata ideata per il settore industriale, in particolare per rendicontare i risparmi energetici conseguibili negli impianti di sollevamento d’acqua di piccola taglia (22 kW), è attualmente possibile utilizzare la scheda anche per sistemi di pompaggio d’acqua nel settore civile.

Nel caso di installazione di inverter su ascensori idraulici, considerato che i risparmi energetici previsti dalla scheda sovrastimano quelli potenzialmente ottenibili da tale applicazione, è necessario, in via cautelativa, considerare per la “Tipologia di attività” un turno di lavoro (equivalente a 2.000 h/anno) e valori percentuali del rapporto “Prevalenza statica/Prevalenza nominale” pari a 60%.

Quale documentazione tecnica è necessaria per la presentazione di un progetto relativo alla scheda 7T?

In fase di presentazione della RVC per un progetto relativo alla scheda 7T, è necessario allegare:
 
• il prospetto di rendicontazione dell’intervento in formato .xls relativo alla Scheda 7T, predisposto dal GSE e scaricabile dal sito web al seguente link
http://editing-gse.gse.it/it/CertificatiBianchi/GSE_Documenti/scheda_7T.pdf
 
• lo schema elettrico unifilare degli impianti con indicazione del numero, marca e modello dei moduli fotovoltaici e degli inverter installati. E’ necessario che sullo schema elettrico unifilare sia indicato chiaramente il posizionamento del contatore dell'energia prodotta, del contatore dell’energia prelevata/immessa nella rete elettrica di distribuzione, nonché i punti di derivazione dei carichi;

• le schede tecniche e le certificazioni degli inverter e dei moduli fotovoltaici installati che attestino la conformità alle prescrizioni previste al punto “2. NORME TECNICHE DA RISPETTARE” della scheda tecnica 7T;

• adeguata documentazione atta a verificare la validità della data di raggiungimento della dimensione minima del progetto (per ogni intervento è necessario allegare il verbale di attivazione del contatore, rilasciato dal distributore di energia elettrica presso il punto di consegna).

E’ possibile accedere al meccanismo dei Certificati Bianchi in caso di interventi di aggiunta di una o più stringhe di moduli fotovoltaici e dei relativi inverter su un impianto fotovoltaico?

Le condizioni di applicabilità della scheda 7T prescrivono la non ammissibilità al meccanismo dei certificati bianchi per gli impianti che accedono ai benefici previsti dal meccanismo del Conto Energia previsto dai decreti ministeriali D.M. 08/07/2005, D.M. 19/02/2007, D.M. 06/08/2010, D.M. 05/05/2011 e D.M. 05/07/2012. Ne consegue che l’aggiunta di una o più stringhe di moduli fotovoltaici e dei relativi inverter su un impianto fotovoltaico incentivato con il Conto Energia non è non ammissibile al meccanismo dei certificati bianchi.
 
Per gli interventi realizzati su impianti fotovoltaici non incentivati in Conto Energia, invece, è possibile presentare la scheda 7T nel rispetto delle prescrizioni e delle tempistiche previste dal D.M. 28 dicembre 2012 e dalle Linee Guida (delibera EEN 09/11 dell’AEEGSI).

Si segnala che al fine di determinare la data di avvio del progetto (RVC), la data di prima attivazione dell’intervento corrisponde alla data di prima attivazione dell’impianto fotovoltaico nella configurazione antecedente l’intervento (verbale di posa del contatore).
(vedi FAQ – “A partire dal 1° gennaio 2014 cosa cambia nella presentazione delle Richieste di Verifica e Certificazione (RVC)?”).

Questa pagina è stata aggiornata il 18/06/2015