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HomeCO2 e servizi energeticiAste CO2Il sistema EU ETS

Il sistema EU ETS

Emissions Trading Scheme, EU ETS, Cap&trade, European Union Allowance, Comitato ETS

 
 
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A valle dell’istituzione della Riserva di stabilità del mercato, l’iter per l’introduzione degli altri elementi di riforma strutturale dell’EU ETS è cominciato a luglio 2015 con la presentazione da parte della Commissione di una proposta di revisione della Direttiva ETS nell’ambito del pacchetto di misure per l’attuazione della proposta Junker “Unione dell’Energia” (cfr. GSE, Rapporto sull’andamento delle aste di quote europee di emissione II trimestre 2015). La proposta costituisce di fatto il primo passaggio verso l’attuazione del target di riduzione delle emissioni del 40% al 2030 approvato dal Consiglio a ottobre 2014 (cfr. Rapporto sull’andamento delle aste di quote europee di emissione III trimestre 2014).
 
Nel corso del II trimestre 2016, la Commissione ha pubblicato i dati definitivi sulla compliance 2015, confermando il calo delle emissioni rispetto al 2014 (-0,37%) e una riduzione complessiva del surplus a 1,78 miliardi di quote contro gli oltre 2,08 del 2014.
 
Il Consiglio Ambiente del 20 giugno 2016 ha, inoltre, tenuto il secondo policy debate sulla riforma dell’EU ETS e il Parlamento ha formalmente aperto il confronto sulla proposta della Commissione, confronto che però rischia di subire un “effetto Brexit” in virtù delle incertezze sulla possibilità del Rapporteur della Commissione Ambiente, il conservatore britannico Duncan, di portare a termine il negoziato.

 

Per ulteriori dettagli consultare i Rapporti GSE sulle Aste di quote europee di emissione nel box “Risultati aste” della pagina Aste CO2.
 
Cos'è
Il Sistema europeo di scambio di quote di emissione (European Union Emissions Trading Scheme - EU ETS) è il principale strumento adottato dall’Unione europea, in attuazione del Protocollo di Kyoto, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori energivori, ovvero i settori industriali caratterizzati da maggiori emissioni.

Il Sistema è stato istituito dalla Direttiva 2003/87/CE e successive modificazioni (Direttiva ETS) e traspone in Europa, per gli impianti industriali, per il settore della produzione di energia elettrica e termica e per gli operatori aerei, il meccanismo di “cap&trade ” introdotto a livello internazionale dal Protocollo di Kyoto.

L'EU ETS è un sistema "cap&trade" perché fissa un tetto massimo ("cap") al livello totale delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati dal sistema, ma consente ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato ("trade") diritti di emissione di CO2 ("quote") secondo le loro necessità, all'interno del limite stabilito.

• A livello europeo, l'EU ETS coinvolge oltre 11.000 operatori, tra impianti termoelettrici e industriali nel campo della produzione di energia e della produzione manifatturiera (attività energetiche, produzione e trasformazione dei metalli, cemento, ceramica e laterizi, vetro, carta) e dal 2012 sono inoltre inclusi gli operatori aerei;

• Dal 2013, sono coinvolti gli impianti di produzione di alluminio, calce viva, acido nitrico, acido adipico, idrogeno, carbonato e bicarbonato di sodio e gli impianti per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2;
• Ad oggi, sono oltre 1.300 gli impianti italiani coinvolti, di cui il 71% circa nel settore manifatturiero;
possono essere esclusi dall’EU ETS ospedali e piccoli emettitori, ovvero impianti con emissioni inferiori a 25.000 tonnellate di CO2 equivalente e, nel caso di impianti di combustione, con potenza termica nominale inferiore a 35 MW, escluse le emissioni da biomassa.

Come funziona

La Direttiva ETS prevede che, dal primo gennaio 2005, gli impianti dell’Unione europea con elevati volumi di emissioni non possano funzionare senza un’autorizzazione ad emettere gas serra.

Ogni impianto autorizzato deve monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con quote di emissione europee (European Union Allowances, EUA e European Union Aviation Allowances, EUA A - equivalenti entrambi a 1 tonnellata di CO2 eq.) che possono essere comprate e vendute sul mercato.
 
Seppure in misura limitata (art. 11 bis della Direttiva ETS, Regolamento 550/2011 della Commissione, Regolamento 1123/2013 della Commissione sull’uso di crediti internazionali), gli impianti possono utilizzare a questo scopo, ma solo fino al 2020 ed in determinate percentuali, anche crediti di emissione non europei, derivanti da progetti realizzati nell’ambito dei meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto (Clean Development Mechanism, CDM e Joint Implementation, JI).

In generale, i gestori degli impianti possono scegliere tra investire per ridurre le proprie emissioni introducendo tecnologie a basso contenuto di carbonio o attraverso misure di efficienza energetica, e acquistare quote.

L'assegnazione delle quote

Come criterio generale, gli Stati membri dell’UE assegnano le quote agli operatori a titolo oneroso attraverso aste pubbliche europee.

Gli impianti manifatturieri, in particolare quelli esposti a rischio di delocalizzazione a causa dei costi del carbonio (rischio di carbon leakage), ricevono una parte di quote a titolo gratuito in base a parametri di riferimento (benchmark), generalmente definiti per prodotto, armonizzati a livello europeo e quantificati in base alla performance del 10% degli impianti più efficienti per ciascun settore industriale.

Gli impianti possono comunque comprare e vendere quote tra loro, attraverso accordi privati o rivolgendosi al mercato secondario del carbonio. Le quote sono contabilizzate nel Registro unico dell’Unione europea, una banca dati in formato elettronico che tiene traccia di tutti i passaggi di proprietà delle quote e consente agli operatori di compensare, annualmente, le proprie emissioni restituendo le quote agli Stati membri.

Il quantitativo totale delle quote in circolazione nel Sistema è definito a livello europeo in funzione degli obiettivi UE al 2020 (-20% emissioni rispetto ai livelli del 1990). Il cap per il 2016 è 1,969 miliardi di quote e, nel periodo 2013-2020, è ridotto annualmente di un fattore lineare pari all’1,74% del quantitativo medio annuo totale di quote rilasciato dagli Stati membri nel periodo 2008-2012, e pari a oltre 38 milioni di quote. A partire dal 2021, conformemente alla proposta di riforma del luglio 2015 il fattore dovrebbe passare al 2,2% annuo, comportando una riduzione di circa 55 milioni di quote l’anno per rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 40% al 2030. 

Il ruolo del GSE

Il GSE è parte del Comitato ETS (Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto), l'organo interministeriale che assolve alla funzione di Autorità nazionale competente per la gestione della Direttiva ETS in Italia. Il Comitato ETS è presieduto dal Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare mentre al Ministero dello Sviluppo Economico è riservata la vice Presidenza (D.lgs 30/2013 successivamente modificato dal D.lgs 111/2015, art. 4).

Il GSE contribuisce, attraverso un proprio rappresentante, all’attività della Segreteria Tecnica del Comitato ETS, una struttura esecutiva che risponde al Consiglio Direttivo del Comitato.
Anche grazie alle competenze acquisite in quest’ambito, il GSE svolge un ruolo di supporto tecnico al Ministero dello Sviluppo Economico rispetto alle evoluzioni normative del sistema ETS e attraverso il monitoraggio delle policy internazionali di riferimento (Convenzione ONU sui cambiamenti climatici).
 
Riferimenti:

Normativa

Questa pagina è stata aggiornata il 19/07/2016