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Il sistema EU ETS

Emissions Trading Scheme, EU ETS, Cap&trade, European Union Allowance, Comitato ETS

Ultime novità
 
Nel 2016 sono proseguiti i negoziati per la riforma della direttiva ETS in Parlamento e Consiglio dell’Unione europea. Il 15 febbraio 2017, il Parlamento si è espresso in plenaria, in prima lettura, mentre i lavori in Consiglio sono confluiti nel general approach del 28 febbraio 2017.
 
Per approfondimenti si rimanda al Rapporto GSE sulle Aste - 2016 disponibile nel box “Risultati e Rapporti” della pagina Aste CO2.
 
Cos'è
Il Sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS) è il principale strumento adottato dall’Unione europea, in attuazione del Protocollo di Kyoto, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori energivori.
Il Sistema è stato istituito dalla Direttiva 2003/87/CE (Direttiva ETS) e istituisce un meccanismo di “cap&trade ” in Europa per gli impianti industriali, per il settore della produzione di energia elettrica e termica e per gli operatori aerei.

L'EU ETS è un sistema "cap&trade" perché fissa un tetto massimo ("cap") al livello complessivo delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati, ma permette ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato ("trade") diritti a emettere CO2 ("quote") secondo le loro necessità, all'interno del limite stabilito. L’EU ETS coinvolge:
  • a livello europeo,  oltre 11.000 operatori, tra impianti termoelettrici, industriali nel campo della produzione di energia e della produzione manifatturiera (attività energetiche, produzione e trasformazione dei metalli, cemento, ceramica e laterizi, vetro, carta) e dal 2012 sono inoltre inclusi gli operatori aerei;
  • dal 2013, gli impianti di produzione di alluminio, calce viva, acido nitrico, acido adipico, idrogeno, carbonato e bicarbonato di sodio e gli impianti per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2;
  • ad oggi, circa 1.200 gli impianti italiani coinvolti, di cui il 71% circa nel settore manifatturiero.
Hanno potuto avvalersi della possibilità di esclusione dall’EU ETS ospedali e “Piccoli Emettitori”, ovvero impianti con emissioni inferiori a 25.000 tonnellate di CO2 equivalente e, nel caso di impianti di combustione, con potenza termica nominale inferiore a 35 MW, escluse le emissioni da biomassa.
 
Come funziona
La Direttiva ETS prevede che, dal primo gennaio 2005, gli impianti in Europa con elevati volumi di emissioni non possano funzionare senza un’autorizzazione ad emettere gas serra.
 
Ogni impianto autorizzato deve monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con quote di emissione europee (European Union Allowances, EUA e European Union Aviation Allowances, EUA A - equivalenti entrambi a 1 tonnellata di CO2 eq.) che possono essere comprate e vendute sul mercato.

Seppure in misura limitata (art. 11 bis della Direttiva ETS, Regolamento 550/2011, Regolamento 1123/2013 sull’uso di crediti internazionali), gli impianti possono utilizzare a questo scopo, ma solo fino al 2020 ed in determinate percentuali, anche crediti di emissione non europei, derivanti da progetti realizzati nell’ambito dei meccanismi di progetto del Protocollo di Kyoto (Clean Development Mechanism, CDM e Joint Implementation, JI).
 
I gestori degli impianti possono, quindi, scegliere la combinazione economicamente più vantaggiosa tra investire per ridurre le proprie emissioni (con tecnologie a basso contenuto di carbonio, variazioni del mix energetico,  misure di efficienza energetica) e acquistare quote.
 
L'assegnazione delle quote

Come criterio generale, gli Stati membri dell’UE assegnano a titolo oneroso le quote di emissione agli operatori attraverso aste pubbliche europee.

Gli impianti manifatturieri, in particolare quelli esposti a rischio di delocalizzazione a causa dei costi del carbonio (rischio di carbon leakage diretto), ricevono una parte di quote a titolo gratuito in base a parametri di riferimento (benchmark). I benchmark generalmente espressi in termini di emissioni di CO2 eq. per unità di prodotto, sono armonizzati a livello europeo e quantificati in base alla performance del 10% degli impianti più efficienti per ciascun settore industriale.

Gli impianti possono comprare e vendere quote tra loro, attraverso accordi privati o rivolgendosi al mercato secondario del carbonio. Le quote sono contabilizzate nel Registro unico dell’Unione europea, una banca dati in formato elettronico che tiene traccia di tutti i passaggi di proprietà delle quote e consente agli operatori di compensare, annualmente, le proprie emissioni restituendo le quote agli Stati membri.

Il quantitativo totale delle quote in circolazione nel Sistema è fissato a livello europeo in funzione degli obiettivi UE al 2020 (-20% emissioni rispetto ai livelli del 1990). Il cap per il 2017 è 1,931 miliardi di quote e, nel periodo 2013-2020, è ridotto annualmente di un fattore lineare pari all’1,74% del quantitativo medio annuo totale di quote rilasciato dagli Stati membri nel periodo 2008-2012, e pari a oltre 38 milioni di quote (cfr. FAQ “EU ETS”).

A partire dal 2021, conformemente alla proposta di riforma del luglio 2015 il fattore dovrebbe passare al 2,2% annuo, comportando una riduzione di circa 55 milioni di quote l’anno per rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 40% al 2030. 

Il ruolo del GSE

Il GSE è parte del Comitato ETS (Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto), organo interministeriale che assolve alla funzione di Autorità nazionale competente per la gestione della Direttiva ETS in Italia. Il Comitato ETS è presieduto dal Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) mentre al Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) è riservata la vice Presidenza (D.lgs 30/2013 e s.m.i.).

Il GSE svolge un ruolo di supporto tecnico, anche attraverso il monitoraggio dello sviluppo della regolazione internazionale (inclusa la regolazione internazionale UNFCCC) ed europea di riferimento e nel suo recepimento nazionale, a beneficio dei Ministeri di riferimento - Economia e Finanze (MEF), MiSE, MATTM e Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio (DPE).

 
Riferimenti:

Normativa

Questa pagina è stata aggiornata il 11/04/2017