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A colloquio con
Fabrizio
Barbaso*
 

* Direttore Generale aggiunto – Direzione Generale Energia
Commissione Europea


Revisione del pacchetto Clima-Energia e riforma dell’EU ETS



Fabrizio Barbaso

di Simone Aiello

In Europa si discute della riforma del Pacchetto Clima-Energia al 2030. Un solo target CO2 può favorire la decarbonizzazione preservando la sicurezza energetica?

Stiamo preparando proposte concrete entro la fine dell’anno. E' importante per fornire un quadro prevedibile agli investitori e fissare in Europa un obiettivo al 2030 di riduzione delle emissioni di gas serra che sia ambizioso, in vista dell’accordo internazionale sul clima del 2015. È importante, per le policy UE in materia energia, che il nuovo quadro affronti il concetto di sostenibilità non solo tramite un obiettivo in termini emissivi od anche attraverso target per l’efficienza energetica e le rinnovabili, ma anche perseguendo obiettivi di sicurezza energetica, di garanzia dell’offerta e tutela della competitività.
Sul target unico CO2, l’Impact Assessment in corso di preparazione per la nuova cornice al 2030 dovrebbe fornire chiarimenti. Un target unico CO2, per sé, sarebbe comunque insufficiente a garantire l’obiettivo UE per la sicurezza in termini di approvvigionamento energetico e per la competitività. Il quadro al 2030 dovrebbe, per essere completo, includere anche questi obiettivi specifici.
Inoltre, un target specifico per le rinnovabili contribuirebbe direttamente all’obiettivo della sicurezza energetica, in quanto la loro crescente penetrazione nel mix energetico nazionale può ridurre l’import di combustibili fossili. Le risposte alla consultazione al Libro Verde al 2030 hanno rivelato un ampio consenso tra Stati membri e stakeholder sul bisogno di un nuovo target per la riduzione delle emissioni, mentre visioni diverse sono emerse relativamente a target specifici per efficienza e rinnovabili.

I Governi stanno ripensando i sussidi pubblici per le rinnovabili e in Europa si è aperta una riflessione. Può un unico target CO2 favorire la razionalizzazione degli incentivi, dando spazio agli Stati membri?


La Commissione non guarda solo agli incentivi alle rinnovabili, ma a tutto il settore energia e guiderà gli Stati membri nelle riforme degli schemi nazionali di supporto alle FER sulla base delle best practice.
In Europa, la maggior parte degli schemi di supporto sono finanziati dai consumatori. Una quota crescente di rinnovabili e costi decrescenti sono indice del successo di tali strumenti. In alcuni casi, gli schemi di supporto sono stati strutturati in misura non efficiente, perché troppo generosi e rigidi alla variazione di costo delle tecnologie. La Commissione sostiene l’approccio di mercato degli strumenti di sostegno, legando le rinnovabili al gioco tra domanda e offerta. Stiamo creando un mercato unico dell’energia elettrica ed è ragionevole guardare oltre i confini nazionali ed utilizzare i meccanismi di cooperazione (Direttiva FER 2009/29/CE) per gestire le sinergie europee.
La scelta del mix energetico è competenza nazionale e la Commissione non può imporre ad alcuno Stato il ricorso a una determinata fonte. La neutralità tecnologica porta nel breve periodo a minimizzare i costi, ma per raggiungere gli obiettivi al 2020 e nel lungo periodo, ha senso un supporto selettivo a tecnologie rinnovabili anche non mature, in modo da ottimizzare il mix energetico necessario per una produzione di energia a basso contenuto di carbonio.
La DG Competitività, parallelamente, sta rivedendo il regolamento sugli aiuti di Stato e le relative Linee Guida, e si consulterà con gli Stati membri prima di definire una versione finale nel 2014.
Come accennato, la Commissione sta elaborando la proposta per una nuova cornice Clima-Energia. Su tale base, si potrà valutare l’interazione tra strumenti diversi nel caso in cui il target per la CO2 continuasse a esser affiancato da target per efficienza energetica e per rinnovabili.

L’Europa ha maturato esperienza sul Sistema di scambio di quote di emissione ma la crisi ne ha ridotto l’efficacia. Quali le misure nel medio termine nel quadro UE per l’energia?


L’Europa vanta quasi un decennio di esperienza sull’EU-ETS. La crisi economica ha però causato un inaspettato squilibrio tra domanda ed offerta di quote. Ciò non significa però che l’ETS non stia raggiungendo gli obiettivi: le emissioni sono diminuite, l’Europa ha raggiunto l’obiettivo Kyoto ed è sulla buona strada per rispettare il proprio target emissivo al 2020. La sfida ora è rappresentata da un segnale di prezzo attualmente non sufficiente per investimenti di lungo periodo in tecnologia a basso contenuto di carbonio. È per questo che occorre un rafforzamento del sistema. L’emendamento alla direttiva ETS consentendo la ridefinizione del quantitativo di quote da mettere all’asta è una misura di breve periodo. Ciò non deve esser confuso con le misure strutturali. La Commissione ha pubblicato nel novembre 2011 un rapporto sullo stato del mercato del carbonio, lanciando il dibattito sulle misure strutturali necessarie all’efficientamento dell’EU ETS. Tutte le opzioni sono sul tavolo. Al rapporto è seguita un’ampia discussione e una consultazione riservata agli stakeholder che successivamente verrà tradotta in proposte concrete.

A livello internazionale, il dossier Clima sta assumendo un duplice valore: protezione dell’economia dagli eventi climatici estremi e accordo internazionale post 2020. In tale direzioni il discorso a Georgetown del Presidente Obama, e il recente intervento del Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Maria van der Hoeven. Qual è la prospettiva della DG Energia?


L’adattamento agli sfavorevoli impatti del cambiamento climatico globale è un argomento importante. Il focus delle nostre azioni è sulla mitigazione, dato il ruolo chiave dell’energia nella riduzione dei gas serra. Ad ogni modo, considerare gli impatti possibili del clima è importante quando si prendono decisioni di investimento di lungo periodo. Dobbiamo adottare soluzioni che non mettano a repentaglio le competitività del sistema economico e dell'industria europea e favorire la creazione di ricchezza e lavoro.

L’EU ETS è stato catalizzatore di iniziative simili a livello globale. Il Presidente Obama ancora non si è espresso chiaramente ma uno scenario “US ETS” non è da escludere. Quali i vantaggi di un confronto?


Sono molte le iniziative a livello nazionale e regionale per la creazione di schemi di tipo ETS. L’Europa accoglie positivamente questi sviluppi e sta attivamente collaborando nella condivisione della propria esperienza, esplorando possibilità di collegamento con altri schemi, se compatibili con l’EU ETS. Dovremo però prestare attenzione affinché questi non ledano al nostro sistema e alla nostra industria. Ad ogni modo, lavorare insieme, può rafforzare la nostra posizione e creare opportunità per le industrie europee che hanno investito in tecnologie a basso contenuto di carbonio, aprendo a nuovi mercati.

 

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