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Il controllo delle emissioni di gas a effetto serra è un problema che richiede soluzioni globali


UNFCCC e cambiamenti climatici

Il controllo delle emissioni di gas ad effetto serra, responsabili dei cambiamenti climatici, è un problema che richiede soluzioni globali. Per questo, dagli anni '80, il clima è definito dall'ONU “bene comune dell'umanità".

Circa il 70% delle emissioni climalteranti è legato ai combustibili fossili che contribuiscono ancora per oltre l'80% del mix energetico globale. Per questo, prevenire gli effetti più dannosi dei cambiamenti climatici significa in buona parte adottare modelli di consumo dell'energia più efficienti e passare a fonti energetiche a minor contenuto di carbonio.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC, 1992) è lo strumento di cui la Comunità internazionale si è dotata per affrontare a livello globale i cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyoto ne ha rappresentato il primo strumento attuativo. Concordato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, il Protocollo prevede il controllo di sei gas climalteranti: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) ed esafluoruro di zolfo (SF6).

Nel tempo però la geografia emissiva globale ha subito rilevanti trasformazioni testimoniando il superamento del Protocollo di Kyoto. Ecco perché, il 13 dicembre 2015, a Parigi, la Comunità internazionale ha concluso un accordo universale e legalmente vincolante per il clima rompendo la “tradizionale e rigida" distinzione tra Paesi di storica industrializzazione e Paesi in via di sviluppo.

Con l'Accordo di Parigi la Comunità internazionale ha riconosciuto la centralità del settore energia e il ruolo della regolazione nell'azione globale per il clima. Esso richiede, a tutti i Paesi, impegni per il raggiungimento della neutralità carbonica entro il secolo. Ad oggi, tuttavia, i piani nazionali per il clima (detti NDC) preannunciati già alla viglia della Conferenza di Parigi non consentono, secondo gli analisti tra cui l'AIE, il rispetto dell'obiettivo climatico dei 2°C.

Per un'analisi di dettaglio si rimanda al Rapporto GSE sulle Aste 2016 e III trimestre 2015 disponibile nella sezione "Cosa sono".


AUMENTARE L'AMBIZIONE PER DIMINUIRE LE EMISSIONI

Il diritto internazionale non offre strumenti forti per vincolare direttamente i Paesi aderenti all'UNFCCC ad adottare specifiche politiche a livello nazionale, in particolare in campo energetico.

Già con il Protocollo di Kyoto si scelse perciò di dar vita ad un meccanismo di regolazione basato su strumenti di mercato per rendere economicamente appetibile la transizione verso modelli economici a bassa intensità di emissioni e, quindi, verso modelli energetici nuovi e più sostenibili.

I meccanismi di mercato nascono quindi con l'obiettivo di promuovere interventi di contenimento delle emissioni in maniera efficiente ed in una logica di sviluppo sostenibile (cfr. Scheda di approfondimento, Protocollo di Kyoto e geografia emissiva).

Il caso più significativo, oltre a essere il segmento più vivace e più ampio, è rappresentato dal Sistema europeo per lo scambio di quote di emissione (EU ETS). Nel tempo nuovi ETS si sono sviluppati, anche al di fuori dei Paesi con obblighi nell'ambito del Protocollo: Corea, Cina, California e alcuni Stati del nord America hanno dato vita ad una pluralità di mercati del carbonio, alcuni dei quali già collegati o in via di collegamento (cfr. Rapporto aste annuale 2015).

Un intero articolo dell'Accordo di Parigi (art. 6) è dedicato ai meccanismi di mercato (cfr. Rapporto aste annuale 2016) e, secondo gli analisti, esso offrirebbe una base giuridica per il collegamento tra i sistemi di emissions trading operativi. Ciò potrebbe consentire l'incremento del livello di ambizione complessivo delle azioni per il clima, lo stimolo alla domanda di crediti internazionali ma anche delle quote di emissione nell'EU ETS.

In generale, i meccanismi previsti dall'accordo potrebbero contribuire alla formazione di un prezzo unico della CO2 (o a prezzi maggiormente convergenti), all'abbattimento dei costi delle tecnologie e al passaggio verso fonti a minor contenuto di carbonio. (cfr. Rapporto aste annuale 2016 e 2015).


IL RUOLO 

DEL GSE

Nell'ambito delle proprie competenze di Responsabile del Collocamento per l'Italia, il GSE segue gli sviluppi dei mercati internazionali del carbonio per monitorarne gli impatti sull'EU ETS e sulle aste di quote italiane e sul livello atteso di prezzo della CO2.

Inoltre, segue gli sviluppi del negoziato internazionale sul clima, così come il dibattito nei contesti internazionali rilevanti - G8/G20, OCSE, Major Economies Forum,Clean Energy Ministerial, IRENA, Partnership for Market Readiness (PMR), per monitorare lo sviluppo di nuove politiche di settore che possano avere impatti sugli scenari e le scelte di politica energetica nazionali.


AGGIORNAMENTI E LINK 

ESTERNI

Il 4 novembre 2016 è entrato in vigore l'Accordo di Parigi a seguito dell'accelerazione impressa dal deposito delle ratifiche di, tra gli altri, USA, Cina, India ed Unione europea. L'Italia ha depositato il proprio strumento il 10 novembre 2016.
A fine 2016, a Marrakech (COP22), i paesi parte dell'Accordo hanno stabilito di definire entro il 2018 un vero e proprio Rulebook che contenga tutte le regole per la sua attuazione. Nel 2018 si terrà anche il primo momento di confronto internazionale sulle azioni nazionali per il clima.

Per ulteriori dettagli consultare il Rapporto GSE sulle Aste 2016

Di seguito, una serie di riferimenti utili per ulteriori approfondimenti: